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La qualità del servizio passa dalla qualità della relazione professionista-paziente

La garanzia di risultati nel medio lungo termine richiede compliance all’intervento nutrizionale e costanza nel confronto con il professionista. Per questo diventa strategico adottare le strategie per facilitare al paziente il dialogo e il confronto con il professionista.

Come?

Attraverso una relazione di qualità.

Il paziente torna più volentieri in studio quando l’esperienza vissuta durante la visita è piacevole, quando va d’accordo con il professionista, quando si sente accolto, rispettato e ascoltato. Ingredienti indispensabili per renderlo più disponibile al confronto e a seguire i consigli suggeriti dallo specialista.

E’ facile andare d’accordo con chi è simile a noi. Il punto è riuscirci con persone che hanno tutta un’altra visione della vita, un’altra cultura a tavola, un altro atteggiamento verso il cibo e la propria salute.

I diversi comportamenti e stili di vita possono suscitare anche nello specialista della nutrizione a colloquio giudizi e presupposizioni che a volte è difficile trattenere. E anche quando lo specialista ne sia consapevole e faccia di tutto per non svelarlo a livello verbale, è sufficiente il suo non verbale a comunicare emozioni e alimentare interpretazioni poco piacevoli agli occhi del paziente.

Pur nel rispetto dei propri valori e del proprio ruolo, è possibile adottare alcune strategie durante il colloquio nutrizionale che aiutano a creare un clima di reciproco rispetto, di fiducia e di accoglienza con il paziente.

Si tratta di comportamenti e atteggiamenti che lo specialista della nutrizione apprende ad adottare in modo più consapevole e strategico grazie alla pratica costante durante il training e i Clinic Lab del Master in Coaching Nutrizionale®.

Letture sul tema e studi non bastano se non sono integrati con un allenamento specifico che aiuti il professionista a diventare consapevole di come conduce il colloquio e di come traduce in atteggiamenti, pensieri e comportamenti verso il paziente l’empatia, l’accoglienza, il non giudizio. Principi ben conosciuti a chi sfrutta la propria competenza nella relazione d’aiuto al paziente, ma che molto spesso quando non vengono intenzionalmente allenati, rimangono nella To do list di ciò che servirebbe fare, senza trovare un riscontro pratico.

Cosa si può fare?

  • Prima ancora di cercare soluzioni, diventa più consapevole di come stai conducendo il colloquio nei casi in cui ti accorgi di non riuscire a creare una buona relazione con il paziente. Tutte le skills per creare una buona relazione con un’altra persona già le utilizzi, con le persone con cui spontaneamente vai d’accordo. Pertanto lo farai anche con i pazienti con cui, per varie ragioni che se vuoi potrai approfondire durante il Master, vai naturalmente d’accordo. Il punto è: cosa fai con quei pazienti con cui non riesci?
  • Non sai mai come sarà il tuo nuovo paziente, né potrai pretendere lui modifichi il suo stile per adattarsi il tuo. Allenati a curare i dettagli di ciò di cui hai il controllo. Allenati a guardare cosa puoi migliorare del tuo approccio e lascia essere il paziente ciò che è.
  • Osa andare oltre e guarda al processo di lavoro che adotti durante la visita. Cosa accade passo dopo passo? Quand’è che il paziente si perde e tu smetti di avere il ruolo di guida? Cosa fai di diverso?

Nella creazione di una relazione di fiducia con il paziente ci sono dettagli che fanno la differenza. Conoscerli garantisce il miglior ritorno d’investimento in un lavoro dove, lavorando a stretto contatto con le persone, la qualità del servizio è direttamente proporzionale alla qualità della relazione.