I potenziali limiti degli attuali modelli di educazione alimentare ~ Be-Well|Ben-Essere
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I potenziali limiti degli attuali modelli di educazione alimentare

La richiesta di aiuto di chi desidera oppure ha la necessità di modificare stile alimentare nasce da esigenze molto diverse. Dal desiderio di sentirsi più in forma o di sposare una filosofia alimentare particolare, all’esigenza di trovare la giusta ricetta nel rispetto di intolleranze e allergie alimentari, al bisogno di migliorare l’alimentazione per riportare alcuni valori bioumorali nella norma, alla necessità di modificare abitudini per migliorare l’efficacia di alcune terapie fino alla richiesta di imparare a gestire meglio il proprio comportamento alimentare quando questo è disordinato o fonte di disagio psicologico.

Indipendentemente dalle richieste della persona e dal contesto di lavoro (ospedale, studio privato, palestra, …), tra i professionisti esiste una modalità comune di approccio al lavoro con il cliente. Così come viene insegnato nei corsi di laurea e nelle scuole di specialità universitarie, il percorso di educazione alimentare inizia con un’anamnesi approfondita delle abitudini alimentari, prevede un’esplorazione del livello di motivazione del cliente e si chiude con una lista di “prescrizioni” dietetiche, di consigli sull’attività fisica, e di eventuali prescrizioni di integratori o farmaci utili per raggiungere gli obiettivi del cliente e quelli concordati con il professionista.

Si tratta di un approccio educativo focalizzato sui comportamenti del cliente e orientato a dare soluzioni concrete su cosa e quanto mangiare, su come abbinare i cibi e cosa evitare. L’elaborazione della dieta personalizzata valorizza così i fabbisogni nutrizionali e le esigenze personali del cliente, rimanendo focalizzata sui consigli da fornire sotto forma di prescrizioni.

Per adottare nuovi comportamenti a tavola è indispensabile fornire tutte le informazioni relative a come strutturare i pasti, contornate dalle strategie più pratiche per superare qualche piccolo ostacolo organizzativo o utili per acquisire nuove e più funzionali abilità di preparazione dei piatti.

Se consideriamo l’etimologia del verbo educare, dal latino educere “tirar fuori”, fare educazione alimentare implicherebbe riconoscere le risorse della persona e aiutarla a sviluppare il proprio potenziale per realizzare un’alimentazione più adatta per sé stessa.

In questo senso, pur considerando anche le diete più personalizzate e calibrate sulle esigenze e le aspettative della persona, nell’abituale approccio adottato manca una valida esplorazione delle risorse soggettive del cliente. Volendo adottare una prospettiva più ampia e guardando a tutto il percorso, gestito normalmente in più incontri, l’approccio rimane centrato sulla constatazione dei risultati ottenuti, sulla ricerca di strategie pratiche per superare eventuali ostacoli e sulla dispensazione di soluzioni dal professionista al cliente.

Professionista: “Mi racconti un po’ com’è abituato a mangiare durante il giorno, a cominciare dal mattino e fino a sera.”

Cliente: “Beh, al mattino prendo un tè con un po’ di zucchero e 2 fette biscottate. Poi a pranzo mangio un piatto di pasta 2-3 volte a settimana, condito con del sugo semplice a base di pomodoro o verdure. Gli altri giorni della settimana mi piace prendere un’insalatona sempre con il tonno e la mozzarella, oppure le uova. A volte aggiungo gli sfilacci di cavallo. Poi non mangio nulla nel pomeriggio. …Ah, prima di cena a volte stuzzico dei grissini con del prosciutto, ma non accade molto spesso. E poi a cena mangio verdura, di solito cotta, con le uova o la carne.”

Professionista: “Altre proteine? Il pesce, i formaggi … li sta mangiando?”

Cliente: “Eh … il pesce richiede tempo, quindi no. I formaggi li ho eliminati da tempo perché li digerivo male ….”.

Professionista: “Lo stile non è molto equilibrato. La colazione è scarsa, manca completamente la frutta, e poi tra pranzo e cena tende a mangiare in modo molto monotono. Propongo di fare così: …..”

Pur volendo elaborare consigli personalizzati un approccio di questo tipo rimane impositivo e propone soluzioni basati sulla personale interpretazione e sul giudizio del professionista. E se fosse il cliente stesso ad avere delle soluzioni per sé, ma non fosse in grado di riconoscerle perché manca di consapevolezza?

O se nonostante il cliente fosse d’accordo con le soluzioni proposte, si dimostrasse incapace di ottenere risultati, complice qualche suo atteggiamento o strategia di pensiero disfunzionali che rendono inattuabili certi comportamenti?

Esplorare il modo unico con cui ogni persona agisce permette al cliente stesso di diventare più consapevole e offre al professionista nuove informazioni potenzialmente utili nel percorso di educazione alimentare. Dato che le strategie sono soggettive e rendono unico l’approccio di ognuno, esse saranno ciò che renderà davvero personalizzato il proprio percorso.