Il ruolo della relazione professionista paziente nell'influenzare gli outcome dei percorsi di educazione alimentare ~ Be-Well|Ben-Essere
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Il ruolo della relazione professionista paziente nell’influenzare gli outcome dei percorsi di educazione alimentare

Accogliere il paziente, ascoltare e comunicare con efficacia, saper creare quell’alleanza e quella fiducia indispensabili per garantire la compliance. E ancora curare il setting e il proprio stato prima di ricevere il paziente, saperne cogliere le vere ragioni alla base di quel desiderio o bisogno di cambiamento dello stile a tavola. Contemplare riflessioni sulle abitudini alimentari implica saper porre e monitorare i diversi obiettivi del percorso attraverso un approccio che valorizzi l’unicità dell’esperienza del paziente. Il tutto focalizzando l’attenzione su un processo orientato alla presa di consapevolezza del paziente, dal ruolo dei suoi schemi mentali e delle sue scelte, a quello del suo ambiente e delle relazioni, dalle sue iniziali aspettative ai risultati che desidera davvero ottenere.

Oltre la formazione tecnica del nutrizionista e del dietista c’è tutto questo: il colloquio nutrizionale.

Affascinante come pochi ne hanno parlato.

Strategico come molti arrivano ad ammettere.

Al punto che la competenza tecnico scientifica priva dell’abilità di accogliere il paziente e di valorizzare l’unicità della sua esperienza attraverso una comunicazione più efficace rischia di minare i potenziali risultati raggiungibili.

La qualità del lavoro di un professionista della nutrizione si riconosce anche da sensibilità, flessibilità di comunicazione, umiltà nel riconoscere i propri limiti, disponibilità a mettersi in discussione e impegno ad esplorare conoscenze e tecniche che accrescono la propria efficacia professionale.

Negli ultimi 30 anni sono cambiati i bisogni dei pazienti che si rivolgono ad un professionista della nutrizione. E specie per chi lavora in libera professione, questo si traduce nella necessità di nuovi aggiornamenti che contemplano allenare abilità oltre quelle tecniche delle scienze dell’alimentazione.

Molti dietisti e nutrizionisti condividono una formazione universitaria e di aggiornamento focalizzata sugli aspetti clinici, educativi e di counseling nutrizionale necessari per la gestione più efficace dei pasti, ma che non prepara adeguatamente a gestire quanto avviene durante un processo di cambiamento, come  avviene spontaneamente quando si agisce per migliorare le abitudini alimentari.

Non c’è dunque da stupirsi che molti consulti nutrizionali si riducano ad una verifica del valore del peso, completo eventualmente della composizione corporea, e di come sta mangiando la persona.

Pur essendoci situazioni dove questo si rende necessario, ad esempio nella gestione del piano dietetico di un paziente ricoverato o gestito in team multidisciplinare, per i casi che contemplano cambiamenti nel lungo termine diventa indispensabile un approccio che orienti il professionista a sostenere il paziente in un processo che lo guidi a gestire con maggiore consapevolezza il suo comportamento alimentare. E che non si può dunque fermare alla semplice anamnesi alimentare quali-quantitativa, nè ad una rilevazione della composizione corporea.

Come si legge in un articolo pubblicato nel 2014 su Patient Prefer Adherence “A qualitative study of adherence to nutritional treatment: perspectives of patients and dietitians”, alcuni dietisti affermano sia in corso una significativa trasformazione della professione, che sta incorporando elementi di un approccio che va oltre quello esclusivamente educativo, per dare maggiore enfasi ad uno più capace di contemplare l’indagine e il lavoro su più aspetti che condizionano la vita alimentare del paziente.

Si legge nell’articolo: ….In the interviews, dietitians said that these norms were undergoing a significant and ongoing transformation, moving increasingly toward incorporating emotional behavioral therapy, an approach that involves addressing psychological issues rather than merely instructing the patient regarding nutritional issues. In the interviews, the dietitians changed their professional behaviors from predominantly educational to include more counseling with psychological tools. Some of the dietitians used the term “nutritional psychotherapy” in this context. Some referred to the newer approach as a kind of “coaching” involving close support and guidance, drastically different from offering only a nutritional solution: There has been a development of the psychological aspect, coaching, which was not in our BA studies. Most of us took behavioral courses after receiving our university degrees.

L’esperienza clinica insegna come siano necessarie una varietà di skills di educazione alimentare e comportamentale per persuadere i pazienti a impegnarsi con costanza nel percorso.

Per modificare le abitudini alimentari l’approccio di educazione adottato da dietisti e nutrizionisti necessita di nuovi strumenti, per renderlo  più flessibile e capace di adattarsi allo stile di comunicazione e di apprendimento del paziente, ai suoi bisogni e ai suoi valori.

Un’evoluzione che richiederà tempo, molta ricerca e la disponibilità di tanti professionisti di mettersi in gioco.

E che non può che cominciare con la presa di consapevolezza da parte di ciascuno del valore della differenza che fa la differenza nella qualità che si presta alla cura del colloquio con il paziente.