Lavorare su se stessi per trasmettere il valore del proprio ruolo in educazione alimentare ~ Be-Well|Ben-Essere
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Lavorare su se stessi per trasmettere il valore del proprio ruolo in educazione alimentare

Il Master in Coaching Nutrizionale® sta rivelando la realtà del lavoro che dietisti e nutrizionisti affrontano ogni giorno a fianco dei loro pazienti, grazie ad una continua esplorazione degli elementi che ne caratterizzano la performance e l’efficacia professionale durante il colloquio nutrizionale.

Un mondo fatto di tanto studio e continui aggiornamenti, di gratificazioni e riconoscimenti, ma anche e soprattutto di tante difficoltà. Dalle paure legate alla gestione della partita IVA, al senso di insicurezza generato da titoli ottenuti da percorsi di formazione differenti, ma che alla fine a conti fatti portano a occuparsi di temi e situazioni molto simili. Dalla frustrazione generata dall’elevata prevalenza di drop out, alla consapevolezza della complessità di competenze e strumenti che richiede lavorare sul cambiamento di abitudini alimentari, a cui purtroppo il professionista non è stato formato ad approfondire, nè allenato a gestire. Un viaggio nel mondo dei professionisti della nutrizione rivela uno scenario fatto di competenza spesso sottovalutata, di professionalità non adeguatamente valorizzata, di concorrenza talvolta poco etica. Elementi sufficienti per far dubitare qualche collega di poter riuscire a vivere della propria professione. E di fronte a tanti messaggi confusi e a individui pronti ad approfittare dei bisogni di chi cerca aiuto per recuperare benessere a tavola, è un peccato che tanti dei professionisti che ne avrebbero le competenze per potersene occupare, non possano lavorare nelle condizioni più funzionali per trasmettere il valore del loro ruolo in educazione alimentare.

I dietisti e i nutrizionisti sperimentano molto presto difficoltà a cui non sono stati preparati quando realizzano che per garantire supporto al paziente in un percorso di educazione alimentare non basta applicare applicare con rigore etico e scientifico quanto appreso durante il percorso di formazione.

Ascoltando i racconti di qualche paziente e guardando a cosa fa un dietista o un nutrizionista, sorgono spontanee alcune riflessioni:

Quante sono le persone che saprebbero prima ancora di entrare in studio cosa dovrebbero mangiare per stare bene,

ma continuano a non farlo?

E dunque cosa fa la differenza nel momento in cui una persona segue le indicazioni suggerite?

Per qualcuno vale il principio di “dover rendere conto al professionista”. Per qualcun altro il processo è ben più complesso. E conoscerne le dinamiche è una necessità per chi si occupa di educazione alimentare, per una professione che richiede competenze che vanno integrate alle conoscenze di dietetica e di fisiopatologia per riuscire ad essere di vero sostegno al cambiamento e promotori di benessere.

Qualcuno ne diventa consapevole dopo anni e anni di pratica clinica. Qualcun altro li riconosce fin dall’inizio grazie al confronto con colleghi più esperti.

Dal momento in cui si realizza che dire cosa fare non basta per vedere la persona cambiare, ci sono due possibilità: si accetta la situazione così com’è, continuando a valutare, calcolare, prescrivere, sperando che la persona applichi e ottenga i risultati desiderati. Oppure si ricercano nuovi strumenti che integrati ai propri migliorino la propria efficacia.

Tutto questo è possibile grazie al Master in coaching nutrizionale®, un percorso che integra alle competenze in dietistica e in scienze della nutrizione, alcune mutuate dal coaching, accompagnando il professionista a diventare più consapevole di come può migliorare il lavoro con i propri pazienti attraverso ad un maggior focus sulla propria dietetic practice. Come evidenziato dal modello Primo P.A.S.S.O.® che integra all’NCP competenze e strumenti di coaching nutrizionale®, dal momento in cui ci si prepara al colloquio a quello in cui si formula un piano d’azione con il paziente, serve aver ben presente che la persona con cui si sta lavorando è unica nel suo modo di vivere l’esperienza con il cibo. Sensibilità, accoglienza e curiosità sono elementi indispensabili che miscelati con tecniche di domande efficaci e l’abilità di comunicare aiutano il professionista a migliorare la qualità di anamnesi, così da strutturare le formule di consigli più efficaci per attuare il cambiamento. Prima ancora di parlare di dubbia motivazione, scarsa compliance e alti drop out, si può dunque fare molto di più per cogliere le vere aspettative del paziente, i reali motivi per cui desidera migliorare la sua alimentazione, i limiti inconsapevoli che ne boicottano il tentativo di miglioramento e gli elementi che fanno parte di un processo di cambiamento di abitudini, che normalmente sono coinvolti nel lavoro che svolgiamo giorno dopo giorno, ma che nessuno ci ha allenati a notare. Nonostante possano fare una grande differenza dal momento in cui il professionista li riconosce, e il suo paziente ne diventa consapevole!